Referendum 17 aprile 2016

Scrivo la mia sul prossimo referendum del 17 aprile prendendo spunto dall’articolo presente in fondo a questa pagina.

Di seguito riporto tra virgolette il testo originale dell’articolo contestato.

PREMESSA 1circa settemila lavoratori impiegati nel settore perderebbero il posto di lavoro
Sai quanti posti di lavoro porta un miliardo di euro investito in petrolio e gas? Appena 500. Lo stesso miliardo, investito in energie rinnovabili ed efficientamento energetico, porta invece ben 17mila posti di lavoro. Nel primo caso è elemosina, nel secondo è sviluppo: sia per i lavoratori che per l’ambiente che per il Paese. Perché dovremmo preferire le trivelle allora?

PREMESSA 2dismettere gli impianti prima del tempo significa chiaramente un costo enorme per le spese di ammortamento, perché vuol dire non usare quell’impianto per l’intera vita operativa per cui era stato progettato
Il costo non è per lo Stato ma per le società petrolifere che sono società private. Quindi nessun soldo dei cittadini verrà speso per questo. Perché lo Stato dovrebbe preoccuparsi e quindi usare i nostri soldi per le spese sostenute dalle società petrolifere nella dismissione delle trivelle e invece lo stesso Stato non si preoccupa delle migliaia e migliaia di piccole aziende, artigiani, imprese familiari che ogni giorno falliscono e chiudono senza che lo Stato gli dia una mano anzi vengono perseguitati da Equitalia?

PUNTO 1) “Lo stop che prevede il referendum riguarda più il gas metano che il petrolio
Vero. Ma anche la ricerca e poi l’estrazione del gas sono invasivi. Fai una ricerca inserendo “shale gas e fracking” e vedrai che disastro. E fosse presente anche solo una trivella di petrolio nel nostro Mar Mediterraneo sai che disastro avverrebbe nel caso di fuoriuscita? Il nostro è un mare chiuso, il disastro sarebbe irrimediabile.

PUNTO 2)la vittoria del SI porterà comunque alla costruzione di altri impianti
Falso. Il referendum si esprime solo sulle concessioni. Non riguarda assolutamente la costruzione di nuovi impianti. Che vinca il sì o il no o il referendum non raggiunga il quorum, PER LEGGE, non si potranno costruire nuovi impianti entro le 12 miglia ma si potranno costruire nuovi impianti dopo le 12 miglia. Ripeto: questo indipendentemente dall’esito del,referendum.

PUNTO 3) “La vittoria del SI non scongiura un rischio ambientale, anzi, contribuisce ad aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento
Falso perché l’autrice dell’articolo ragiona come se il petrolio fosse l’unica soluzione. I promotori del Sì sono fortemente convinti che una politica energetica basata sui fossili è una politica perdente sotto tutti i punti di vista e non solo da quello ambientale. La vittoria del Sì sarebbe un grandissimo segnale che gli italiani darebbero al Governo per indurlo a investire sulle rinnovabili (l’Italia è la terra del sole, potremmo avere tutta l’energia che vogliamo se investissimo su sole e geotermica). Secondo gli ultimi dati Istat, a marzo, in Italia, il tasso di disoccupazione era pari al 12,7%, per un totale di 3 milioni 248 mila disoccupati, con un aumento su base annua di 194.000 unità. In questo quadro quantomeno poco confortevole, il GSE (Gestore Servizi Energetici) stima, invece, che nel settore delle fonti di energia rinnovabile, il 2013 ha visto la creazione di ben 53.000 posti di lavoro permanenti e, addirittura, 137.000 temporanei. Facendo due conti, nel 2013, 190.000 persone hanno trovato impiego nel settore delle energie rinnovabili (dalle attività di esercizio, passando per quelle di manutenzione o di nuove installazioni di impianti). In percentuale, si tratta, più o meno, del 14% degli occupati del settore per l’intera Unione Europea. Mentre le trivelle fanno arricchire i petrolieri che sono per la stragrande maggioranza stranieri, le rinnovabili, facendo nascere tante piccole aziende nel territorio, arricchiscono il sistema Italia.

PUNTO 4)La vittoria del SI non si traduce in una politica immediata a favore delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora bastare
Qui l’autrice gioca con le parole. La vittoria del Sì impedirebbe il rinnovo a vita degli impianti, e cioè solo quando le concessioni scadranno. Le prime scadranno tra 10 anni (se non ricordo male). Quindi abbiamo almeno 10 anni per programmare una politica energetica fondata sulle rinnovabili con tutti i vantaggi espressi sopra. 10 anni sono sufficienti? Io credo proprio di sì. Nel frattempo i nostri mari saranno fuori pericolo e potremo goderne sia noi che i turisti che porteranno soldi e quindi ricchezza.

PUNTO 5)Il referendum è illegittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune
Questa si commenta da sola. L’autrice si erge in cattedra superando financo la Corte Costituzionale dichiarando illegittimo il quesito. Chissà perché le trivelle hanno una così brutta reputazione?

PUNTO 6)Non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il turismo…
Sfido chiunque ami andare in barca, accostarsi a una trivella e fare il bagno lì. Ma di cosa stiamo parlando?

PUNTO 7)…e non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può innescare terremoti come quello avvenuto anni fa in Emilia
Ci sono tantissimi studi che convergono su questa tesi. Basta fare una ricerca in rete inserendo “estrazione idrocarburi e terremoti” e farsi una idea a riguardo.

PUNTO 8)La vittoria del SI contribuirà allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo
Questa è una falsità sconvolgente. Lo sfruttamento del terzo mondo, purtroppo, avviene ogni giorno e noi ne siamo i diretti artefici (la guerra in Libia perché c’è stata, forse per il petrolio?). Ho già scritto sopra che se vincesse il Sì i primi impianti chiuderebbero tra 10 anni e c’è tutto il tempo per programmare come vogliamo produrre l’energia in Italia.

 

Trovate l’articolo contestato qui

 

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Informazioni su Leo Mignemi

farteatro.altervista.org
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