Colesterolo sì, colesterolo no

Per decenni si è interessato di alimentazione umana.

Per decenni si è interessato di alimentazione umana.

Continuo qui la trascrizione degli studi del Prof. Armando D’Elia che questa volta ci parla del colesterolo (da “Miti e realtà dell’alimentazione umana“)

Un cenno particolare merita un composto comunemente ben noto, il colesterolo, che gode fama di essere un nemico giurato delle arterie. Da molti anni a questa parte questo composto è sul banco degli imputati. Si va infatti ripetendo che agli alti livelli di colesterolo corrisponde un maggiore rischio di ateriosclerosi e quindi di infarto.

Poiché la principale causa di morte nei paesi industrializzati sono proprio le malattie cardiovascolari (in Italia il 50% delle morti hanno questa causa) l’allarme sembra giustificato. Vediamo come stanno effettivamente le cose. Il colesterolo (che significa sterolo della bile) è chimicamente un lipide particolare, più precisamente uno stirolo caratterizzato da un gruppo alcolico che può funzionare da veicolo per far circolare i lipidi nel corpo. Per far questo si lega alle lipoproteine LDL, ma anche alle lipoproteine HDL cioè a quelle ad alta densità.

Mangiando amidi (pane, pasta pizza ecc.) in misura eccedente i fabbisogni fisiologici normali, l’eccesso si deposita sotto forma di tessuto adiposo (grasso) sulle natiche, sulle gote, sull’addome, sulle braccia,; ci si ingrassa, insomma, anche se non si ingerisce un solo grammo di grasso.

Mangiando amidi (pane, pasta pizza ecc.) in misura eccedente i fabbisogni fisiologici normali, l’eccesso si deposita sotto forma di tessuto adiposo (grasso) sulle natiche, sulle gote, sull’addome, sulle braccia,; ci si ingrassa, insomma, anche se non si ingerisce un solo grammo di grasso.

C’è oggi la tendenza a qualificare come colesterolo “buono” il colesterolo HDL e colesterolo “cattivo” il colesterolo LDL. Il colesterolo è soprattutto sintetizzato dal fegato, organo dal quale poi le lipoproteine a bassa densità (LDL) lo prelevano per effettuare quell’azione di trasporto di cui si è detto (da notare che questo prelievo viene fatto anche dall’intestino, dove il colesterolo arriva con gli alimenti che lo contengono).
Se il colesterolo, trasportato o ingerito, supera il fabbisogno cellulare, l’eccesso viene, entro certi limiti, ripreso dalle HDL e riportate al fegato, dove sarà smaltito; ma se tali limiti vengono superati il colesterolo diventa “cattivo” in quanto si depositerà sulle pareti delle arterie formandovi delle placche (dette placche ateromatose, costituite in sostanza da grassi di consistenza gommosa) che ostacolano la circolazione sanguigna in quanto restringono il lume delle arterie e anemizzano gradualmente quei distretti che, da quelle arterie, ricevono il sangue e che corrono così il rischio di essere infartuate.

Occorre, a questo punto, elencare alcune importanti funzioni che il colesterolo svolge nel nostro organismo, oltre quelle prima indicate:

– è indispensabile per rendere stabili e permeabili le membrane cellulari permettendo così il loro attraversamento, da parte delle sostanze nutritive, dall’esterno all’interno della cellula e viceversa.
– si può considerare il precursore degli acidi biliari, essenziali per la digestione intestinale dei grassi.
– è indispensabile per la formazione di alcuni ormoni, come quelli sessuali (testosterone, estroprogestinici).
– partecipa alla formazione della vitamina D, calcio fissatrice.

 

Da un punto di vista strettamente calorimetrico i lipidi sono molto più calorici dei glucidi: in media 9,3 kilocalorie per grammo contro 4,1 dei glucidi (e dei protidi)

Da un punto di vista strettamente calorimetrico i lipidi sono molto più calorici dei glucidi: in media 9,3 kilocalorie per grammo contro 4,1 dei glucidi (e dei protidi)

Per abbassare il colesterolo e impedirne, se in eccesso, l’azione deleteria sui vasi sanguigni, la medicina ufficiale consiglia di limitare l’apporto di grassi saturi a favore di quelli mono e polinsaturi, cioè continua a ritenere necessario “condire” i cibi con lipidi, sia pure selezionandoli. Inoltre si consiglia di consumare frutta e verdura le cui fibre hanno un potere “sequestrante” sul colesterolo ed evitare grassi idrogenati che pare facciano aumentare il colesterolo “cattivo”.

Per quanto riguarda il ricorso a frutta e verdura, per contrastare la ipercolesterolemia è certamente opportuno riportare quanto riferiscono il prof. Joyeux e Saint Aubert nel loro libro Cambiamo la nostra alimentazione per prevenire il cancro, Ed. Meb, Padova, 1991:

Certe ipercolesterolemie vengono corrette con un consumo regolare di mele (riduzione media del 14%). La pectina contenuta nelle mele è un eccellente rimedio contro il colesterolo, come hanno confermato i clinici presenti nel Convegno di Bichat tenutosi nel 1989; le fibre di questo frutto limitano infatti il passaggio del colesterolo nel sangue e la pectina assicura una migliore ripartizione fra colesterolo “buono” e “cattivo”“.

I più onesti ricercatori e studiosi concordano nel ritenere un mito la cosiddetta fame di proteine, con l'aggravante che si tratta di un mito costruito su un falso.

I più onesti ricercatori e studiosi concordano nel ritenere un mito la cosiddetta fame di proteine, con l’aggravante che si tratta di un mito costruito su un falso.

Ma già nel 1988 ad Angers (Francia) una equipe medica aveva dimostrato che il consumo di tre mele al giorno per un mese, sia pure in aggiunta all’abituale alimentazione, riusciva ad abbassare il tasso di colesterolo nel sangue del 5% e a incidere per i 4/5 sul colesterolo “cattivo”.

Ecco ora alcuni dati e considerazioni importanti sul colesterolo.
Anzitutto occorre precisare che al colesterolo sintetizzato dal fegato (colesterolo chiamato endogeno e prodotto dal fegato ogni giorno nella misura di 12-13 mg in media per ogni chilo di peso) occorre aggiungere quello che viene introdotto con gli alimenti (colesterolo chiamato esogeno e che si aggira intorno ai 350mg giornalieri).
È da precisare ancora che il colesterolo introdotto con gli alimenti non viene assorbito tutto, ma all’incirca per metà, come accertarono gli studi di Michael Brown e Joseph Goldstein (premi Nobel per le ricerche sul colesterolo nel 1985).

Esistono però diversi fattori che possono interferire elevando il livello di colesterolo nel sangue (ad esempio, malattie renali, ed epatiche, il diabete, l’uso di farmaci a base di cortisone).
Comunque, la lesione tipica cioè la placca aterosclerotica si può purtroppo riscontrare finanche nei bambini.

- normale: sino a 130mg; - nei limiti della norma: da 130mg a 160mg; - a rischio: fra 160mg e 190mg; - a rischio elevato: oltre i 190mg

– normale: sino a 130mg;
– nei limiti della norma: da 130mg a 160mg;
– a rischio: fra 160mg e 190mg;
– a rischio elevato: oltre i 190mg

Oggi, tenendo conto di più aggiornate vedute in merito, alla quantificazione del colesterolo totale si preferisce sostituire giustamente una valutazione di natura biochimica basata su due misurazioni, quelle delle HDL e quella delle LDL, comunemente corrispondenti alle espressioni “colesterolo buono” e “colesterolo cattivo”. E poiché è quello “cattivo” che ci interessa particolarmente, ecco una accettabile scala dei suoi valori (vedi foto).

Il colesterolo “buono” (HDL) dovrebbe essere all’incirca un terzo dell’LDL. Se non vi sono fattori di rischio, il colesterolo totale non deve superare i 250mg. Qualora, invece, esistano fattori di rischio o malattie cardiovascolari, il colesterolo totale non deve superare 200mg e l’LDL 130mg.
Ricordiamo che in Italia si è svolto un “Programma di Educazione al controllo del Colesterolo” che ha interessato 30 Centri specializzati dislocati su tutto il territorio nazionale.

La dietoterapia e l’attività fisica, più che la terapia farmacologica, ha costituito la parte essenziale di tale programma che, in definitiva, ha consigliato sopratutto la drastica limitazione dell’apporto di grassi saturi (quelli di origine animale) l’incremento alimentare di carboidrati complessi, frutta, verdura e cereali.

Certamente la cardiopatia coronarica costituisce la principale causa di morte nei paesi sviluppati.

Certamente la cardiopatia coronarica costituisce la principale causa di morte nei paesi sviluppati.

In Italia muoiono per infarto l’8% degli uomini e il 6,7% delle donne. Ma questi decessi sono solo in parte dovuti al colesterolo in eccesso, in quanto a essi concorrono anche altre cause, come già si è detto, soprattutto l’ipertensione e il fumo di sigarette.
Comunque, il colesterolo rimane il principale imputato, come è risultato dalla pubblicazione sugli “Annals of Internal Medicine”, nel 1993, dei dati di uno studio americano denominato in sigla MARS (Monitored Atherosclerosis Regression Study). Da una tale indagine, condotta su 2.700 uomini e donne tra i 37 e i 67 anni, sofferenti di cardiopatia coronaria, è risultato che essi presentavano tassi di colesterolo compresi tra 190 e 295 mg/dl.

L'abnorme consumo di grassi provoca sicuramente allarmi più che giustificati.

L’abnorme consumo di grassi provoca sicuramente allarmi più che giustificati.

In Giappone (paese che sino a pochi anni orsono era pressocché indenne da ipercolesterolemia e infarto) dopo l’invasione dei fast food il tasso medio di colesterolo è divenuto altissimo finanche nei bambini. Ma in Italia non si sta meglio, infatti nelle scuole elementari di Milano la media dei bambini raggiunge e supera la quota massima di colesterolo riscontrata negli adulti, a causa di merendine, patate fritte, fuori pasto ed eccessi di proteine e grassi saturi.

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Informazioni su Leo Mignemi

farteatro.altervista.org
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