Il sentiero

Ieri ero allegro, contento, rilassato. Assaporavo la dolce attesa del partire e ritrovare finalmente Roma, la città dove sono nato e cresciuto.
Nel pomeriggio ho pensato “Voglio fare un giro in bici. È tanto che non lo faccio. Sono due settimane che non la prendo a causa dell’asma.” 
Pensato: fatto. 
Scendo giù, gonfio le gomme e parto. Prendo un sentiero completamente immerso nella natura. Ai miei lati vedo campi di grano. Sulla destra un piccolo corso d’acqua. Supero i campi coltivati, poi un campo incolto, poi una cascina abbandonata e poi dei villini. Percorro tutto il sentiero fino al prossimo paese senza incontrare nessun essere umano: solo volatili e a tratti conigli selvatici che scappano impauriti dalla mia presenza.
Arrivo ai limiti del paese e decido di tornare indietro, non mi va di immettermi nella strada con le auto e il loro smog. Quindi giro la bici e ritorno indietro. Mi immergo di nuovo nel sentiero. I miei polmoni sono aperti e liberi. Respiro molto bene e non sento minimamente alcuna fatica. Mentre pedalo verso casa mi viene in mente di fermarmi a raccogliere della cicoria che avevo visto lungo la strada. Vicino al corso d’acqua, lungo la strada, vedo un tratto verde pieno di cicoria. Mi fermo per raccoglierla. Metto il cavalletto alla bici e mi avvicino alla cicoria. Sento il respiro veloce dovuto alla corsa ma non me ne preoccupo. Comincio a cogliere la cicoria. A questo punto sento che c’è qualcosa che non va. Il respiro diventa difficoltoso. Sento i polmoni chiudersi lentamente. Il respiro diventa prima affannato e poi rantolante: ogni volta che inspiro lo faccio con difficoltà e quando espiro sento dei sibili e fischi che vengono dai polmoni. Mi siedo e cerco di capire cosa stia succedendo. 
È indubbio: è una crisi d’asma. 
Cerco di normalizzare il respiro, di rallentarlo, ma niente: i polmoni si chiudono sempre di più. Mi giro intorno. Sono completamente solo. Intorno a me solo natura. Non c’è nessuno. Nessuna casa. Niente di niente. Mi accorgo allora che non ho con me neanche lo zaino. Sono senza cellulare e soprattutto senza spray con dentro la medicina per dilatare i polmoni.
Sono completamente solo.
Comincio ad avere paura.
Il respiro peggiora sempre più e i miei tentativi di normalizzarlo con esercizi di respirazione non danno alcun esito. Comincio a tossire. La paura sta per trasformarsi in panico. Ora respiro malissimo: il mio naso è completamente chiuso, così come i miei polmoni. Non riesco a respirare. Sono in apnea. Cerco in tutti i modi di non sfociare nel panico ma comincio veramente a temere di morire. Questa è la terza volta che mi succede. Voglio dire, è la terza volta che avverto questa sensazione di morte ed è la terza volta che a causarla è proprio l’asma.
Maledetta asma!!!
“Va bene, ragioniamo”, penso mentre cerco in tutti i modi di respirare. Ma rantolo e mi guardo intorno nella speranza di scorgere un essere umano. “I polmoni si stanno chiudendo perché mi sono fermato troppo bruscamente e come un cretino ho continuato a respirare velocemente, come se fossi ancora in bici, sotto sforzo”. L’idea mi piace ma ancora non è sufficiente. “Ho buttato dentro i polmoni troppo ossigeno. Che idiota: non ero più sotto sforzo. Imbecille!!! Troppo ossigeno! Già, troppo ossigeno vuol dire polmoni che si chiudono.”
Continuo a seguire il filo del ragionamento che mi porta al dott. Buteyko e ai suoi studi sull’asma e sulla respirazione in generale. “Visto che i miei tentativi di inspirare meno ossigeno stanno fallendo”, penso, “devo rimettere sotto sforzo il mio corpo. Solo così posso sperare che il corpo smaltisca l’ossigeno in eccesso. Magari i bronchi si riaprono”. Decido allora di risalire in bici. Lo faccio contro ogni razionalità, contro ogni logica: i miei muscoli sono debolissimi, la testa mi gira, tossisco buttando fuori l’anima, rantolo. Faccio uno sforzo immane, salgo in sella e comincio a pedalare. All’inizio pedalo con mille difficoltà. Tossisco. Rantolo. Perdo continuamente muco da ogni poro. Un disastro. Poi, però, pian piano, sento che i polmoni cominciano ad aprirsi. Più aumento lo sforzo, più il corpo ha bisogno di ossigeno, più il respiro si regolarizza, meno fatico a respirare. 
Dopo circa un chilometro sono di nuovo a posto. Respiro bene. Incredibilmente i polmoni si sono riaperti.
Stento a crederci ma è così.
Sono ormai vicino casa. Mi faccio furbo, “Questa volta, prima di fermarmi, devo rallentare pian piano le pedalate e allo stesso tempo rallentare la respirazione”. Inspiro, espiro e inserisco una pausa in apnea per tre pedalate. Inspiro, espiro e poi pausa in apnea per quattro pedalate. E così via fino ad arrivare a dieci pedalate di apnea dopo l’espirazione. Quando mi fermo, faccio altrettanto: inspiro, espiro, conto fino a dieci secondi in apnea e ricomincio. Lo faccio col timore di un’altra crisi d’asma anche se ormai sono a casa e ho sia il telefono che lo spray a portata di mano.
Con questa respirazione i polmoni restano aperti. Sento il corpo regolarizzarsi dalla fatica fatta in bici. Dopo circa 20 minuti mi sento di nuovo a posto. Interrompo quindi pian piano gli esercizi e ritorno a una respirazione naturale. Vado a farmi la doccia.

Grazie dott. Buteyko!!!

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Informazioni su Leo Mignemi

farteatro.altervista.org
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