No problema

Questa storia racconta di una ragazza, Laura, che insegna italiano per stranieri presso una organizzazione di volontariato. I volontari, oltre a occuparsi dell’insegnamento, si prendono cura degli stranieri cercando di stabilire un contatto umano. Ecco che Laura, questa mattina, insieme a una sua amica va a trovare una donna egiziana.

palazzi popolariCorsico, periferia estrema. Palazzoni popolari. Nell’aria fluttuano odori speziati nord-africani e musiche gitane. C’è allegria in questo contrasto. Un bambino passa davati Laura e la sua amica. Le guarda con aria sospettosa, come due compagne di giochi non desiderate. Femmine. Improvvisamente il bambino si allarga in un gran sorriso scoprendo una bocca dove mancano due denti. La sua pelle scura e lucente esalta il bianco dei suoi occhi. Una voce di donna richiama il bambino che in mezzo secondo sparisce alla vista delle due amiche.

– Ti ricordi il cognome?

– Sì, ma non lo trovo. Guarda: alcuni sono scritti in arabo, magari è uno di questi

– Già! Forse è meglio chiamarla al telefono. Pronto? Sì, ciao, sono Laura del centro per stranieri. Ah, ciao Omar, come stai? Stavo cercando tua madre, e lì? Bene, me la passi? Ah!, ho capito. Be’, siamo sotto casa: a che interno dobbiamo citofonare? 110b? Sì, ecco. Sì, siamo noi. Sì, si è aperto, grazie. Piano?

– Lei non risponde mai al telefono

– Già, il telefono è roba per maschi

gradini palazzoMentre Laura e la sua amica fanno le scale fino al tredicesimo piano, non dicono una parola. Ogni scalino è lo scalino della vita. A ogni passo, il piede avanza di uno, la gamba solleva il piede, il quadricipide del femore la gamba. Tutto nasce da impulsi del cervello. Laura si chiede se questi impulsi di vita siano una sua prerogativa, come donna occidentale, o se possano essere condivisibili e soprattutto visibili in altre donne.

– Ciao Omar. Grazie. Sì, magari un bicchiere d’acqua

– Ciao Laura. questo è Hassan, mio marito e questo è Abel Aziz

– Ciao Abel, ma che carino che sei.

– Che tenero, quanto ha?

– Due mesi

– Grazie tutto fare mia moglie.

– Mio marito Hassan vuole ringraziarvi per tutto quello che fate per me.

– Figurati, Hassan, è il nostro lavoro. Come va ?

– Bene, bene. Tutto bene. Nostra vita, felice.

– E lo sfratto ?

– Oh, bene, bene. Padrona casa detto noi stare altri tre mesi.

– Ah! E poi?

– No problema! Dio indica strada.

– Siete indietro con i pagamenti?

– Pagamenti?

– L’affitto

– Ah, affitto! No, noi sempre pagato tutto. Padrona vuole più soldi, ma noi detto non avere. Giorno dopo lettera sfratto.

– È un periodo difficile per tutti, questo, ma certo è che non si può mettere sotto sfratto la gente solo perché si vuole speculare di più

– No problema! Noi bene. Noi bene così. Tre mesi tanto tempo, Dio è grande.. Io lavoro

– Sì Hassan si sveglia tutte le mattine prestissimo e va ai magazzini generali. Trova sempre qualcosa da fare, Hassan. Vero marito mio?

– Sì, moglie. Io trova sempre qualcosa da fare. No problema! Noi bene. Noi bene così.

– Qualunque cosa abbiate bisgno, Adila, tu e la tua famiglia, faremo il possibile…

– No problema! Noi bene. Noi bene così

– Grazie Laura. Quello che fate per noi è già tanto. Io ormai parlo bene l’italiano ed è tutto merito vostro.

– Sì ma lo sfratto…

– Niente, niente.

– Ahahahahah! Noi tre mesi. Tre mesi tanto tempo. Qualcosa succede. Ahahahah! Moglie, porta tè menta.

– No grazie, Adila!

– Adila porta tè menta. Sentite odore cucina? Adila è brava cuoca!

– Ehm, sì, cos’è?

– Melokhia

– Ah, sì, certo.

– Moglie fa quando io porta malva da mercato. Poi moglie mette riso, carne e verdure. Voi resta a pranzo.

– No grazie, dobbiamo andare

– Voi resta a pranzo. Per me piacere.

– No grazie, Hassan, non possiamo.

– Voi resta, sì?

– Hassan, vedi, ci farebbe veramente piacere, molto piacere, ma non possiamo. E poi, sai, noi non mangiamo carne.

– No carne?

– No.

– Come fare vivere? Non mangiare carne?

– Hassan, non c’è bisogno di uccidere per mangiare.

– Uccidere? Io non uccidere. Io mangia solo carne.

– Ecco il tè!

– Ci voleva proprio!

– Grazie Adila.

– Omar vieni qui. C’è tè menta. Omar oggi niente scuola. Anisa e Asiya oggi scuola. Omar oggi niente scuola.. Omar oggi aiuta me.

– Ah!

– Hassan oggi e domani ha un importante lavoro.

– Sì, importante lavoro. No problema scuola!

tram_d12Mentre Laura torna a casa, i suoi pensieri senza volerlo si accordano con il suono stonato delle ruote metalliche del tram sui binari. Laura guarda il mondo fuori, la sua città, la sua vita. Eppure quel mondo sembra scollato da quel che è o da quel che lei pensava fosse.

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Informazioni su Leo Mignemi

farteatro.altervista.org
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