Il cittadino fossile

Le città prodotte dalla tecnologia fossile sono bidimensionali, banali nella dinamica extraurbana, impressionanti per estensione, luci, servizi di trasporto, e pericolose. Quando una notte a New York ci fu il black-out elettrico, il mattino dopo si contavano i negozi devastati e le persone assassinate. Il godimento dell’architettura è un prodotto tecnico offerto ad acquirenti intercambiabili. Dunque il piacere nell’economia fossile è separato dal fare, diventa uno spazio a sé. Si deve inventare la dimensione del piacere. Dopo aver lavorato, il cittadino deve consumare, deve spendere il suo stipendio, se no la macchina del denaro si ferma. Non c’è molto altro da fare perché la crescita del denaro si scontra con la finitezza delle risorse e la riduzione delle terre vergini, cioè del futuro; ma il futuro non è incluso nella vita da fossile. Allora il piacere deve smuovere oggetti o far muovere il cittadino stesso alla ricerca di distrazioni. La vacanza. Il cittadino fossile è come il pesce nell’acquario, habitat artificiale fornito al pesce demotivato.

Basta guardare i poveri pesci che girano in tondo per capirlo. Il piacere che si prova quando in vacanza si va alla ricerca del fascino della natura ancora salva dà quel senso di infinito e di nostalgia per un’armonia perduta. È nostalgia misteriosa, tradita dalla macchina tecnologica, ma non ancora scomparsa perché è rimasta nelle cellule del genoma.
Nei quartieri più brutti e poveri della città si vedono alle finestre, molto spesso, dei vasi di fiori, piccoli altari dedicati al ricordo della vita naturale e alla speranza. Anche gli uomini più ricchi sono spinti dalla stessa nostalgia e vanno alla ricerca di mari incontaminati dove arrivano col jet personale o con yacht che possono fermarsi in acque tersissime. In questi esempi opera sempre la nostalgia, comune a tutti, potenti e derelitti.
L’uomo nell’acquario è sospeso in uno spazio artificiale e protetto, e cerca di ricordare l’oceano. Quando il gestore dell’acquario si sarà stancato di fornire cibo e ossigeno, l’uomo pesce dovrà riadattarsi all’oceano. Ce la faranno quegli uomini che saranno riusciti a evadere per tempo dalla violenza terminale dell’era delle risorse fossili. [Cento watt per il prossimo millennio – Luigi Sertorio, Erika Renda]

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Informazioni su Leo Mignemi

farteatro.altervista.org
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