Pomicioni

di Marco TravaglioIl Fatto Quotidiano

Proseguono le grandi manovre per farci rimpiangere il Cainano prima ancora che si levi dai piedi (ma scusate, dove lo troviamo un altro che, sull’orlo del default, assicura che la crisi non c’è “perchè i ristoranti sono pieni”, per non parlare dei bordelli?). Dopo le abboffate notturne dei turboberlusconiani malpancisti Paniz, Squaquadanio e Bertolini (sfido che hanno maldipancia: passano da una taverna all’altra), è la volta dei “revenant”,come il Re Soldato chiamava i fantasmi del notabilato prefascista ricicciati in politica dopo l’8 settembre ’43: i vari Nitti, Bonomi, Vittorio Emanuele Orlando. In questo sferragliare di flebo, dentiere, pancere, fasce elastiche Gibaud, girelli e cinti erniari, le cronache di fine regime segnalano un grande agitarsi per rovesciare il governo di Paolo Cirino Pomicino ed Enzo Scotti. Il primo sarebbe il regista della transumanza di alcuni berlusconidi verso l’Udc (D’Ippolito, Bonciani, forse Vizzini). Il secondo aveva agguantato un sottosegretariato agli Esteri perchè si cercava qualcuno che capisse qualcosa di Esteri nel ministero occupato a sua insaputa da Frattini Dry. E, se almeno Pomicino col governo non ha nulla a che fare, Scotti ne fa parte eppure lavora per buttarlo giù, senza che gli passi neppure per l’anticamera del cervello di dimettersi da sottosegretario. Tanto per far onore al suo antico nomignolo di “Tarzan”, per l’agilità con cui saltava da una liana correntizia all’altra. “Berlusconi il Pomicino, dall’alto delle sue due condanne per finanziamento illecito e corruzione – è uno dei più grandi fallimenti della mia vita. Avevo cercato di educarlo, ma non ci sono riuscito”. Se tutto va bene, i due revenant democristi si ricongiungeranno presto all’ex portaborse di Forlani, l’ottimo Piercasinando, e a un altro giovine virgulto della Balena Bianca che fu: Claudio Scajola, ormai assurto al rango di nuovo capo della Resistenza. Il suo Cln si riunisce nottetempo nell’appartamento di via Fagutale, 250 metri quadri vista Colosseo, per il quale sta per essere processato per finanziamento illecito visto che i due terzi li ha pagati Anemone a sua insaputa e lui lo occupa solo nelle ore notturne “per dormirci e basta”: giusto quelle 8 ore su 24 che gli spettano da contratto, quelle del sonno, cioè a sua insaputa. Gli uomini giusti al posto giusto per sistemare i conti pubblici al disastro a causa di un debito di 1800 miliardi di euro che anche loro hanno ereditato dai governi precedenti di cui facevano parte. Tutta gente che ha ereditato il debito pubblico da se stessa. Ieri Libero rammentava chi l’ha creato quel debito pubblico (senz’aggiungere il contributo fondamentale dato di B, che negli ultimi 10 anni ne ha sgovernati 8 mentre il buco aumentava di 600 miliardi): i governi del Caf, in cui Pomicino era ministro del Bilancio o presiedeva la commissione Bilancio, e Sacconi (quello che oggi si crede la reincarnazione di don Luigi Sturzo) il sottosegretario alle Finanze. “Quando – spiega Libero – Pomicino arrivò alla presidenza della commissione Bilancio, il debito pubblico era il 67% del Pil. Inaugurato lo ‘sportello Pomicino’, schizzò al 76,3 (1984), poi all’82,7 (1985), poi all’86.5 (1986). Nel 1989 Cirino Pomicino divenne ministro del Bilancio: il debito ormai veleggiava attorno al 100%, 107 quando lasciò il ministero. Anni folli, spese ultrafacili, denaro che se ne andava a fiumi”. Anche il Giornale rammenta che l’attuale “Moggi del ribaltone” “faceva vita da nababbo” e sperperava il denaro pubblico. Chissà se a qualche lettore del Giornale e di Libero verrà il dubbio che si tratti di quello stesso Cirino Pomicino che, sotto le mentite spoglie di Geronimo, per 17 anni ha dato lezioni di rigore finanziario dalle colonne del Giornale e di Libero. In ogni caso, dovesse sventuratamente cadere il governo, saremo in buone mani. Anche perchè, come sempre, affideremo la soluzione dei problemi a quelli che li hanno creati.

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Informazioni su Leo Mignemi

farteatro.altervista.org
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